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venerdì 7 settembre 2018

Guido Bentivoglio: un diplomatico nell'arte



Antoon van Dyck Ritratto del cardinale Guido Bentivoglio, 1623, Firenze, Galleria Palatina
Il 7 settembre 1644 muore a Roma il cardinale Guido Bentivoglio. Un nome, un volto e una storia, che grazie al pennello di Antoon van Dyck che lo immortalò in un sensazionale ritratto, sono stati consegnati all'immortalità.

Il diplomatico Guido Bentivoglio

Bentivoglio nasce a Ferrara nel 1577, discendente della famiglia  che nel Quattrocento governò la città di Bologna. 
Dopo la formazione universitaria a Padova, fu avviato alla carriera ecclesiastica. All'interno della  Curia romana fu apprezzato diplomatico ottenendo notevoli incarichi internazionali. 
Il più importante fu certamente l'incarico di nunzio apostolico nelle Fiandre (1607-1615),  insanguinate da una furiosa guerra religiosa e civile. Cruciale fu il suo ruolo per la pacificazione dell'area. Un impegno vanificato dalla storia. La guerra nelle Fiandre si concluse, infatti, dopo la morte di Bentivoglio, nel 1648. Dell'esperienza il futuro cardinale scrisse un resoconto nel suo Relazioni in tempo delle nunziature di Fiandra" (1629). 
Fu anche nunzio a Parigi per 5 anni (1616-1621). Rientrato a Roma, fu nominato cardinale partecipando a due conclavi e al processo a Galileo. 

Ritratto di van Dyck

Nel 1623 a Roma, dopo i lunghi anni  all'estero, il cardinale fu ritratto da Antoon van Dyck (1599-1641), all'epoca giovane pittore fiammingo, già allievo di Rubens, che cercava in Italia un aggiornamento stilistico e una consacrazione artistica. 
Il Bentivoglio è ritratto a figura intera seduto in vesti ecclesiastiche. Il rosso cardinalizio avvolge la sua figura. Un ritratto di raro lirismo, per la caratterizzazione psicologica del soggetto, di raro realismo e di raro virtuosismo coloristico. 
Un eterno omaggio a un diplomatico che si spese per la pace in un Europa martoriata dalla guerra e un superbo saggio della qualità artistica di un artista unico come Antoon van Dyck. 
Il ritratto nel 1653 fu donato dalla famiglia Bentivoglio al granduca di Toscana Ferdinando II de' Medici. Oggi è conservato alla Galleria Palatina di Firenze. 


martedì 15 novembre 2016

La guerra gentile dei liquori nella piccola Hans Island

Una piccola isola disabitata nel Mar Glaciale Artico, due nazioni che se la contendono, Danimarca e Canada, e delle bottiglie di liquori sono gli ingredienti di questa curiosa vicenda. Stiamo parlando di Hans Island e della sua "folle" contesa. Un vicenda dai contorni grotteschi e sarcastici, ma che apre anche degli interrogativi sulla giurisdizione territoriale sull'Artico e sulle sue risorse.

Hans Island: in mezzo al niente di due stati

Hans Island
Non vi affannate a cercare Hans Island sul mappamondo perché tanto non la troverete. Hans Island, infatti, è un piccolo isolotto che misura 1,3 km quadrati, largo 1290 metri e lungo 1199 metri. Poco più di uno scoglio. Il nome Hans fu scelto in onore dell'esploratore groenlandese Hans Heindrick, che prese parte alla missione di ricerca statunitense (1853-1855), conosciuta come la Seconda Spedizione Grinnell, che aveva lo scopo di esplorare i confini nordest artico e ritrovare la perduta spedizione Franklin. In lingua groenlandese l'isolotto è chiamato Tartupaluk.

 L'isola si trova nello stretto di Kennedy che divide la Groenlandia e l'isola canadese di Ellesmere (Ellesmere Island). Ci troviamo nel più profondo nord artico al limite estremo delle terre emerse. Un ambiente che non offre niente all'uomo né alla natura. Una lastra di pietra inospitale sia per la fauna che per la flora. La particolarità dell'isola, posizionata nel centro dei 35 km dello stretto di Kennedy, risiede nell'essere equidistante dalle coste groenlandesi, quindi danesi, e dalle coste canadesi. Entrambe le nazioni hanno, quindi, rivendicato, a giusta ragione, la proprietà di Hans Island, poiché l'isola si trova sia nelle acque territoriali danesi che canadesi. Come risolve, quindi, la questione?

La posizione di Hans Island

Negli anni trenta la questione fu sollevata in sede internazionale. Nel 1932 si giunse ad una sentenza della Corte Permanente di Giustizia Internazionale della Società delle Nazioni che stabiliva il possesso danese dell'isola. Tuttavia, la dissoluzione della Società delle Nazioni, a seguito della Seconda Guerra Mondiale, ha riaperto la disputa. Nel 1973 ripresero i colloqui tra i due stati per stabilire un trattato sulle rispettive frontiere. Ma su Hans Island le trattative si conclusero in un nulla di fatto.

La contesa riemerse prepotentemente nel 1984. In quell'anno, infatti, il ministro danese degli affari groenlandesi, Tom Hoyen, visitò Hans Island piantando sull'inospitale terra dell'isola una bandiera nazionale. A questa allegò una scritta che recitava "Benvenuti su un isola danese!" e una bottiglia di brandy danese. Iniziò, così, la disfida dei liquori a Hans Island.

La disputa territoriale tra Canada e Danimarca per Hans Island

La disfida dei liquori

Ogni qual volta i danesi o i canadesi approdavano sull'isola per rivendicarne il possesso, lasciavano una bottiglia di liquore nazionale, il Canadian Club per i nordamericani e lo Schnapps per gli scandinavi. Uno modo simpatico per salutare i "nemici" al momento dell"invasione" e un ottimo modo per riscaldarsi nel gelo artico.

Una svolta nella vicenda si ebbe nel 2005 quando il ministro degli Esteri canadese, Bill Graham, visitò l'isola. Le autorità danesi si irritarono molto per questo esprimendo il loro disappunto in una nota ufficiale.
A seguito dell'evento del 2005, le due nazioni si risolsero a riaprire i negoziati per chiarire una volta per tutte chi avesse giurisdizione sull'isola. Non si giunse, però, ad una soluzione condivisa.
Nel 2008 un gruppo di scienziati, formato da canadesi, danesi, australiani e britannici hanno posizionato sull'isola una stazione meteorologica automatica.
Nel 2012 è stato proposto di porre sotto una legislazione condivisa Canada-Danimarca l'isola. Non sono seguiti sviluppi né bottiglie di liquori.

La sua giurisdizione è a tutt'oggi dibattuta. Su internet si possono trovare siti a sostegno della causa danese e della causa canadese.

Hans Island è uno strano caso in cui la geografia coincide con la legge internazionale. Allora meglio prenderla con sarcasmo! Meglio se lo si accompagna con un bicchierino di Canadian Club o di Schnapps!

sabato 12 novembre 2016

La guerra diplomatica dimenticata tra Liechtenstein e Repubblica Ceca


Un conflitto diplomatico, per fortuna non armato, si è protratto per ben 71 anni nel cuore dell'Europa. I protagonisti sono stati il piccolo Liechtenstein, una nazione di 160 km quadrati con una popolazione di circa 35 mila abitanti, e la Cecoslovacchia (da 1993 Repubblica Ceca e Slovacchia). Una vicenda che ha origini lontane nella storia, ma che ha trovato nel secolo scorso, così travagliato, il terreno fertile per esplodere. Una vicenda di soldi e di prestigio, ma non solo. Una storia poco conosciuta, una storia da Samo.

I principi del Liechtenstein


Il fiabesco castello di Liechtenstein in Austria
La casata di principi di Liechtenstein è stata una delle famiglie più importanti del Sacro Romano Impero, seconda solo agli Asburgo. La fortuna del casato ha avuto inizio nei primi secoli del Basso Medioevo quando la famiglia riuscì ad acquisire vasti possedimenti nell'ambito dell'Impero. Tra questi vi era il castello di Liechtenstein nella Bassa Austria da cui si origina il nome del casato.
I territori dei Liechtenstein si concentravano tra Slesia, Moravia, Bassa Austria e Stiria. Il casato, alleato degli Asburgo, prosperò edificando sontuose ville  e castelli soprattutto in Moravia.
Il grande limite nella storia della famiglia fu che tutti i loro territori erano feudi di altre casate, in particolar modo degli Asburgo. Il problema, causa della relativa marginalità politica della famiglia, fu risolto nel 1699.
La cartina geografica del Liechtenstein
Nel 1699, infatti, i Liechtenstein acquisirono dalla casata degli Hohemens la signoria di Schellenberg e nel 1712 la contea di Vaduz, territori liberi da un rapporto comitale subordinato, situati nel cuore delle Alpi.
Nel 1719 l'Imperatore Carlo VI d'Asburgo decretò l'unione dei due possedimenti della famiglia: nasceva il Principato del Liechtenstein.  Per 150 anni, dal 1719, i principi non soggiornarono stabilmente a Vaduz, la nuova capitale nazionale, ma preferirono continuare a dimorare a Vienna e nei vari possedimenti in Moravia.
L'alleanza storica con l'Austria durò anche dopo la dissoluzione del Sacro Romano Impero nel 1806. Nel 1806 il Liechtenstein divenne formalmente uno stato indipendente. L'alleanza con l'Austria era dettata dal fatto che le maggiori proprietà della casata rientravano nei confini dell'Impero Austriaco (dal 1867 Impero Austro-Ungarico).

La dissoluzione dell'Impero Austro-ungarico

La dissoluzione dell'Impero Austro-Ungarico, causata dalla sconfitta nella Prima guerra mondiale (1918) fu foriera di profonde conseguenze per i principi di Liechtenstein.
Il principio di autodeterminazione dei popoli, tema centrale nella composizione geografica postbellica, portò alla creazione della Cecoslovacchia. Ma nulla cambiò per i principi che continuarono ad essere proprietari dei vasti territori, situati in particolar modo in Moravia, che dal 1919 entrò a far parte della neonata nazione slava. Variò, quindi, per i principi la relazione con l'ente statale, dall'amica Austria, infatti, si passò alla sospettosa Cecoslovacchia. Forte restava la componente di lingua tedesca nel nuovo stato cecoslovacco e forte era l'ostilità della maggioranza slava verso la minoranza germanica.
Nella seconda guerra mondiale la Cecoslovacchia pagò un prezzo altissimo. La Conferenza di Monaco (1938) sancì lo smembramento della Cecoslovacchia. Il principio di nazionalità portò Hitler a richiedere l'annessione delle aree, situate sui monti Sudeti e non solo, a maggioranza tedesca.  Nel 1939 anche quel poco che restava della Boemia e della Moravia fu integrato alla Germania. La Slovacchia divenne, invece, uno stato satellite del Reich. Il Liechtenstein rimase neutrale, come la vicina Svizzera, non riconoscendo la decisione della Conferenza di Monaco. S'interruppero, così, nel 1938 le relazioni diplomatiche tra il piccolo stato alpino e la Cecoslovacchia.
Negli anni della guerra tra i cechi montò un deciso risentimento antitedesco che a guerra finita esplose in tutta la sua forza. E investì anche i principi del Liechtenstein.

I Decreti Beneš e il comunismo in Cecoslovacchia


Alla fine della guerra in Cecoslovacchia si ricostituì un governo democratico. Nel 1945 i decreti Beneš sancirono l'espulsione dal suolo cecoslovacco degli abitanti "afferenti alla nazione tedesca" e la conseguente espropriazione dei loro beni immobili. La legge provocò una massiccia migrazione della popolazione tedesca dalla Cecoslovacchia. Il decreto colpì duramente i principi del Liechtenstein.

I principi, infatti, con questi decreti perdevano 1600 km quadrati di terre. Per intendersi 10 volte la superficie del principato del Liechtenstein. E perdevano anche 13 castelli disseminati tra Moravia, Boemia e Slovacchia. Una catastrofe per il casato. Vane furono le richieste dei principi.

Interrotti i rapporti con la Cecoslovacchia già nel 1938, tale decisione inasprì lo scontro tra le due parti. Tanto che negli anni del regime comunista cecoslovacco, instaurato nel 1948, fu vietato l'ingresso nel paese slavo dei cittadini del Liechtenstein. E lo stesso fece il principato. Uno scontro totale. I principi, privati dei loro possedimenti, si videro costretti a vendere parte della propria collezione artistica per fare fronte alle "difficoltà" economiche. Ad esempio misero all'asta il Ritratto di Ginevra Benci di Leonardo da Vinci, oggi al National Gallery of Washington (USA).

La situazione oggi


Il principe Hans Adam II
La fine della regime comunista ha cambiato la situazione. Intanto, i contendenti sono diventati 3 con la divisione del 1993 tra Repubblica Ceca e Slovacchia. Anche se per i Liechtenstein l'interesse prevalente era la riacquisizione delle proprietà in Moravia. Gradualmente le due parti si sono avvicinate fino al 2009. Il 13 luglio 2009 sono riprese ufficialmente le relazioni diplomatiche e commerciali. In un documento ufficiale i due stati hanno dichiarato la creazione di una commissione di storici allo scopo di studiare le relazioni tra il casato del principi del Liechtenstein e la Repubblica Ceca. Ciò non ha impedito all'attuale principe sovrano Hans Adam II di Liechtenstein di continuare a richiedere la restituzione delle proprie proprietà. La vicenda non è giunta, quindi, a conclusione, ma il passo compiuto nel 2009 è stato storico.

La meraviglia di Lednice-Valtice


Il castello di Lednice
Tra gli ex possedimenti dei principi del Liechtenstein spiccano per la sua bellezza e per la sua storia i castelli di Lednice e di Valtice. I due castelli, situati nella Moravia meridionale, non lontano dal confine austriaco, costituiscono un unico sito d'interesse storico-culturale. I due castelli e il parco che li unisce, sono stati inseriti nel 1996 nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dall'UNESCO. Grazie all'operato dei principi del Liechtenstein tra XVII secolo e XX secolo, il paesaggio circostante i due castelli è divenuto un esempio unico di convivenza tra arte e natura. Si tratta di uno dei paesaggi artificiali (circa 200 km quadrati) più estesi al mondo (più esteso dello stesso Principato del Liechtenstein!). Nei due castelli si uniscono in maniera armoniosa lo stile gotico delle origini con il neoclassicismo. Un luogo unico per il suo splendore, definito, a giusta ragione,  "il giardino d'Europa" . E ci credo, che i principi del Liechtenstein ci vorrebbero ritornare!